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Rugby Rovigo: malumori sconosciuti

Inserito da Giorgio Soffiato on ago 25th, 2009 and filed under Rugby, Super 10. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Rugby Rovigo: malumori sconosciuti

E’ uno strano vociare quello che si percepisce in diversi casi attorno all’ambiente Rovigo, strano perché raramente il pubblico di Rovigo ha osteggiato palesemente le scelte societarie dando comunque sempre tempo al nuovo di integrarsi e dimostrare il proprio valore, questa volta le cose sembrano un po’ diverse. Sarà che la sconfitta di ieri contro L’Aquila ha gettato benzina sul fuoco dei dissidenti, sarà che Rovigo è piccola e la gente mormora, resta il fatto che non serve essere ben informati per comprendere i veri punti di malcontento di una buona parte della tifoseria.

Punto primo, l’addio di Brunello e il suo staff è stato mal digerito dall’ambiente che chiedeva fosse data al tecnico la possibilità di completare un ciclo logico con una squadra costruita in due anni in crescendo che ha messo in mostra eccellenze importanti e portato in nazionale giovani di sicuro valore (tra cui “il nuovo Bergamasco” Simone Favaro). Punto secondo, il mercato appare al momento non valutabile ma è viva la sensazione di debolezza in alcuni reparti e alcune scelte sono apparse quanto meno “azzardate”, culmine passionale di un progetto non sempre condiviso dalla piazza il passaggio di Matteo Sclosa al Petrarca, di certo una bandiera che mai si sarebbe voluta vedere in maglia avversaria, cosi avversaria oseremo dire. Punto terzo la gestione in chiave di marketing che la società sta portando avanti con la netta sensazione che le leve e le pedine che si stanno muovendo (gli abbonamenti “premium”, la fidelizzazione dei tifosi, la gestione manageriale dello stadio) siano quelle corrette ma che vengano sempre più a mancare quell’anima che la squadra ha sempre avuto e quel legame col territorio dal quale Rovigo non può prescindere, la scelta di professionisti esterni è forse un primo segnale di una filosofia che, va detto fuori dai denti, punta dritta al professionismo e per quanto questo non si riveli in sé un male va di certo scongiurato il rischio boomerang: un impianto manageriale importante non sostenuto da una squadra all’altezza.

Non è nostra intenzione in questa sede criticare il lavoro altrui ma forse il pubblico rodigino preferisce poter guardare la partita con un amico a fianco (cosa che l’abbonamento numerato non consente se l’amico in questione non è al pari abbonato) e chiede a questo Rovigo di mantenere il carattere e la storia che da sempre lo contraddistinguono, di certo il sostegno al Battaglini non mancherà ma il rischio di vedere disattese le aspettative altissime in un campionato complesso è reale, fiducia dunque a questa dirigenza ma anche chiari segnali di attenzione, il pubblico di Rovigo è sempre passionale, in entrambi i sensi..

1 Response for “Rugby Rovigo: malumori sconosciuti”

  1. pierino scrive:

    Hai ragione, la rugby Rovigo è un’altra cosa. In ritardo di anni sulla gestione della società, mai in grado di consolidare, sempre all’improvvisazione, ora avevamo uno spiraglio ed è stato buttato a mare da chi non sa cosa è il rugby a Rovigo, non sa il ruolo sociale del vedere la partita allo stadio.
    E poi consentitemi il BERSAGLIOTTO, l’immagine del Polentone pigro!!!!
    Rovigo rugbystica è un’altra cosa, è grinta, determinazione, passione, è CUORE.
    Ci mancava l’orsetto, MACI, se potesse, girerebbe il monumento di 180 gradi, volterebbe le spalle a certe immagini che rappresentano anche LUI e la storia che ha creato, stesso dicasi per DORO, CAMPICE, tanti altri.

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